“Dottoressa, non so più come fare con mio figlio”, “Le ho provate davvero tutte con le buone e con le cattive ma davvero non funziona niente”,  “Sembra non importargli nulla, anche se gli tolgo qualcosa, neanche quello funziona”.

Questi sono solo alcuni esempi di affermazioni e sfoghi da parte di genitori che mi capita di accogliere quando in difficoltà durante la gestione dei compiti o della didattica a distanza, alla richiesta di spegnere il videogioco, di fronte a bugie ecc.

In questi anni abbiamo assistito ad una trasformazione nella genitorialità e nel modo di educare, con  il passaggio da un tipo di famiglia più normativa, punitiva e restrittiva a quello della famiglia affettiva basata sulla condivisione, comprensione e sulla giustificazione.

Se questo, da un lato, ha portato ad una maggior vicinanza emotiva tra genitori e figli, dall’altra parte assistiamo a una crescente difficoltà da parte dei genitori nel riuscire a far rispettare regole in famiglia e nel riconoscimento da parte dei figli dell’autorità genitoriale.

Il fatto che i genitori segnino limiti e confini è fondamentale nella crescita perché questo permette al bambino uno sviluppo armonico e la costruzione di un senso di sicurezza personale: sapere di essere all’interno di un contenitore solido e definito tutela bambini e ragazzi e li fa sentire protetti; solo così possono allora permettersi di esplorare il mondo in maniera libera e diventare poi adulti autonomi e sicuri di sé.

Come genitori molte volte ci si ritrova completamente spiazzati e inesperti quando si tratta di dare limiti e regole. Queste difficoltà spesso, più il bambino cresce, più si rendono evidenti. Il rischio è ancor maggiore nella fase preadolescenziale in cui aumentano i bisogni di autonomia, esplorazione e libertà. Ecco allora che per riacquistare controllo mamma e papà, più o meno improvvisamente, iniziano ad adottare strategie educative più normative, introducendo divieti, rimproveri, regole e punizioni, non sapendo però come maneggiarli e perdendo così ancor più di credibilità e autorevolezza agli occhi del figlio.

Come usare allora efficacemente rimproveri e punizioni perché siano davvero utili?

RIMPROVERI

  • La prima regola è quella di far riferimento al comportamento da diminuire, MAI alla persona
  • E’ importante descrivere al bambino il comportamento che si sta rimproverando spiegando:
    • il motivo per cui è sbagliato
    • quali conseguenze negative ha quel comportamento
    • qual è invece il comportamento atteso
    • quali conseguenze positive ha il comportamento atteso
  • Durante il rimprovero è importante controllare la propria aggressività, cercando di essere neutri, per evitare di attaccare la persona
  •  Il richiamo deve essere immediato, per legarsi strettamente all’azione ritenuta inadeguata

PUNIZIONI:

  • Lo scopo di una punizione non deve mai essere che il bambino o il ragazzo venga castigato o soffra. Anzi deve permettere di trovare nuovi modi di agire, più accettabili rafforzando così un comportamento positivo: la punizione è sempre un mezzo, mai un fine.
  • La punizione deve essere proporzionale alla gravità dell’azione compiuta dal bambino e non al grado di fastidio procurato da essa all’adulto.
  • Deve essere unita a informazioni chiare circa il comportamento scorretto:  rendere consapevole il bambino che il verificarsi della punizione dipende proprio da un suo comportamento deliberato
  • Deve essere accompagnata da indicazioni specifiche riguardanti il comportamento desiderato: non trasmettendo alcuna informazione su quale potrebbe essere un comportamento alternativo più appropriato, la punizione perde di efficacia perché il bambino non è in grado di capire cosa e dove sta sbagliando.
  • La punizione deve essere controllabile dal genitore nella sua applicazione, inevitabile e non flessibile: non si contratta, scegliere piuttosto punizioni meno severe.
  • Ogni punizione deve essere controbilanciata dalla possibilità di “recupero” ossia il bambino deve sapere che mettendo in atto certe azioni o comportamenti potrà ottenere altri “benefici” ovviamente diversi da quelli che ha “perso”

Certo non è facile applicare una punizione e ci sono delle variabili che riguardano il genitore che vanno monitorate, vediamo quali sono:

  • A volte capita di non controllare la rabbia: se lo stato emotivo del genitore è troppo intenso non sarà in grado di riflettere e controllare il grado di punizione, finendo per incutere paura nel bambino e minare la sua autostima. In questi casi meglio aspettare di tornare in equilibrio prima di adottare la punizione
  • Attenzione al tipo di punizione che si dà: deve essere sempre ben ponderata rispetto alla gravità del comportamento e deve essere personalizzata sul bambino
  • Attenzione a non punire troppo: il rischio è che il bambino diventi ansioso o si disorienti non capendo più cosa fare. Troppe punizioni inoltre svalutano l’autorità genitoriale sortendo l’effetto opposto.
  • La punizione deve essere specifica e senza conseguenze per l’intera famiglia: es. “non andiamo più al parco”, “stasera la televisione resta spenta”  è una punizione estesa a tutti!
  • Evitare sempre che la punizione contribuisca a mantenere l’immagine negativa del bambino o del ragazzo: evitare frasi tipo: “sei sempre il solito”, “fai sempre così”, “non mi fido di te”

E’ bene ricordare infine che usare incentivi, alzare la motivazione e premiare i comportamenti corretti sono certamente le strategie più efficaci per modificare comportamenti e dinamiche disfunzionali.