Quando la frustrazione, l’insuccesso, il sentire di avere subito un’ingiustizia anche in seguito ad una regola non rispettata o un limite infranto, generano forti emozioni nel bambino può accadere che perda il controllo, non riesca a pensare o ragionare e si disorganizzi.
In questo caso il “cervello emotivo” si attiva in maniera molto forte e rabbia e paura mandano segnali di allarme e pericolo.
Sono le parti superiori del cervello, in particolare la corteccia e la neocorteccia che possono spegnere e regolare queste emozioni così potenti ma dobbiamo ricordarci che il cervello dei bambini e dei ragazzi è un cervello “immaturo” e quindi le loro aree corticali superiori possono non essere in grado di “spegnere” il fuoco attivato dal “cervello emotivo”. (La maturazione completa del cervello avviene a 25 anni!)
Ecco perché è così importante, nei momenti di crisi che il genitore, o una figura di riferimento faccia da regolatore, diventi la “corteccia” del bambino e lo aiuti a riflettere.

La corteccia come le dita di una mano protegge, custodisce e contiene la parte emotiva che è molto potente ma anche delicata.
Ma allora, come intervenire di fronte a una crisi emotiva? O un’attivazione emotiva intensa di rabbia o paura?
- Accogli l’emozione: allineati con quanto il bambino sente e fallo sentire compreso
- Accetta l’emozione: tuo figlio ha diritto di provare quell’emozione, rimandagli che accetti quell’emozione (non il comportamento se distruttivo ma l’emozione!)
- Evita frasi come “non fare così”, “smetti di piangere”, “cosa vuoi che sia“: mettono in discussione quello che il bambino sente e lo fanno sentire sbagliato, strano.
- Stai in quell’emozione con tuo figlio: abbraccialo o tienilo vicino a te per almeno 30 secondi mentre gli parli. Fallo solo se sei sicuro di poterlo contenere, altrimenti non toccarlo e stagli solo vicino. In questo modo darai l’idea che ciò che prova non è mostruoso, non è qualcosa che rompe o distrugge e non è sbagliato, puoi stare lì con lui.
- Ora puoi provare a gestire la crisi: dai un nome e un senso a ciò che il bambino prova es. “sei infastidito/arrabbiato/impaurito perché è successo…..“
- Condividi quell’emozione e dai altre possibili letture: “sai se fosse successo a me mi sarei sentito…..”
- Condividi con tuo figlio altre strategie: “quando io sono arrabbiato faccio…..”

Quando la crisi emotiva è troppo forte invece le parole non servono perché la corteccia e il cervello cognitivo sono momentaneamente fuori uso. In questi casi:
- Resta vicino a tuo figlio ma non toccarlo
- Controlla che l’ambiente sia sicuro per lui
- Parlagli con voce calma e avvicinati lentamente guardandolo negli occhi e offrendo conforto e vicinanza: es. “dimmi tu quando ti posso abbracciare”
- Solo quando sarà tornata la calma allora potrà riflettere e accettare il contatto fisico
