+39 3334412257 Via cesura 20 A, Vertemate con Minoprio, CO | Via Rosmini 31 Seveso, MB psicologa.saramelli@gmail.com

Gestire le crisi emotive

Quando la frustrazione, l’insuccesso, il sentire di avere subito un’ingiustizia anche in seguito ad una regola non rispettata o un limite infranto, generano forti emozioni nel bambino può accadere che perda il controllo, non riesca a pensare o ragionare e si disorganizzi.

In questo caso il “cervello emotivo” si attiva in maniera molto forte e rabbia e paura mandano segnali di allarme e pericolo.

Sono le parti superiori del cervello, in particolare la corteccia e la neocorteccia che possono spegnere e regolare queste emozioni così potenti ma dobbiamo ricordarci che il cervello dei bambini e dei ragazzi è un cervello “immaturo” e quindi le loro aree corticali superiori possono non essere in grado di “spegnere” il fuoco attivato dal “cervello emotivo”. (La maturazione completa del cervello avviene a 25 anni!)

Ecco perché è così importante, nei momenti di crisi che il genitore, o una figura di riferimento faccia da regolatore, diventi la “corteccia” del bambino e lo aiuti a riflettere.

La corteccia come le dita di una mano protegge, custodisce e contiene la parte emotiva che è molto potente ma anche delicata.

Ma allora, come intervenire di fronte a una crisi emotiva?  O un’attivazione emotiva intensa di rabbia o paura?

  • Accogli l’emozione: allineati con quanto il bambino sente e fallo sentire compreso
  • Accetta l’emozione: tuo figlio ha diritto di provare quell’emozione, rimandagli che accetti quell’emozione (non il comportamento se distruttivo ma l’emozione!)
  • Evita frasi come “non fare così”, “smetti di piangere”, “cosa vuoi che sia“: mettono in discussione quello che il bambino sente e lo fanno sentire sbagliato, strano.
  • Stai in quell’emozione con tuo figlio: abbraccialo o tienilo vicino a te per almeno 30 secondi mentre gli parli. Fallo solo se sei sicuro di poterlo contenere, altrimenti non toccarlo e stagli solo vicino. In questo modo darai l’idea che ciò che prova non è mostruoso, non è qualcosa che rompe o distrugge e non è sbagliato, puoi stare lì con lui.
  • Ora puoi provare a gestire la crisi: dai un nome e un senso a ciò che il bambino prova es. “sei infastidito/arrabbiato/impaurito perché è successo…..“
  • Condividi quell’emozione e dai altre possibili letture: “sai se fosse successo a me mi sarei sentito…..”
  • Condividi con tuo figlio altre strategie: “quando io sono arrabbiato faccio…..”

Quando la crisi emotiva è troppo forte invece le parole non servono perché la corteccia e il cervello cognitivo sono momentaneamente fuori uso. In questi casi:

  • Resta vicino a tuo figlio ma non toccarlo
  • Controlla che l’ambiente sia sicuro per lui
  • Parlagli con voce calma e avvicinati lentamente guardandolo negli occhi e offrendo conforto e vicinanza: es. “dimmi tu quando ti posso abbracciare”
  • Solo quando sarà tornata la calma allora potrà riflettere e accettare il contatto fisico

Rimproveri e punizioni efficaci: non per castigare ma per imparare!

“Dottoressa, non so più come fare con mio figlio”, “Le ho provate davvero tutte con le buone e con le cattive ma davvero non funziona niente”,  “Sembra non importargli nulla, anche se gli tolgo qualcosa, neanche quello funziona”.

Questi sono solo alcuni esempi di affermazioni e sfoghi da parte di genitori che mi capita di accogliere quando in difficoltà durante la gestione dei compiti o della didattica a distanza, alla richiesta di spegnere il videogioco, di fronte a bugie ecc.

In questi anni abbiamo assistito ad una trasformazione nella genitorialità e nel modo di educare, con  il passaggio da un tipo di famiglia più normativa, punitiva e restrittiva a quello della famiglia affettiva basata sulla condivisione, comprensione e sulla giustificazione.

Se questo, da un lato, ha portato ad una maggior vicinanza emotiva tra genitori e figli, dall’altra parte assistiamo a una crescente difficoltà da parte dei genitori nel riuscire a far rispettare regole in famiglia e nel riconoscimento da parte dei figli dell’autorità genitoriale.

Il fatto che i genitori segnino limiti e confini è fondamentale nella crescita perché questo permette al bambino uno sviluppo armonico e la costruzione di un senso di sicurezza personale: sapere di essere all’interno di un contenitore solido e definito tutela bambini e ragazzi e li fa sentire protetti; solo così possono allora permettersi di esplorare il mondo in maniera libera e diventare poi adulti autonomi e sicuri di sé.

Come genitori molte volte ci si ritrova completamente spiazzati e inesperti quando si tratta di dare limiti e regole. Queste difficoltà spesso, più il bambino cresce, più si rendono evidenti. Il rischio è ancor maggiore nella fase preadolescenziale in cui aumentano i bisogni di autonomia, esplorazione e libertà. Ecco allora che per riacquistare controllo mamma e papà, più o meno improvvisamente, iniziano ad adottare strategie educative più normative, introducendo divieti, rimproveri, regole e punizioni, non sapendo però come maneggiarli e perdendo così ancor più di credibilità e autorevolezza agli occhi del figlio.

Come usare allora efficacemente rimproveri e punizioni perché siano davvero utili?

RIMPROVERI

  • La prima regola è quella di far riferimento al comportamento da diminuire, MAI alla persona
  • E’ importante descrivere al bambino il comportamento che si sta rimproverando spiegando:
    • il motivo per cui è sbagliato
    • quali conseguenze negative ha quel comportamento
    • qual è invece il comportamento atteso
    • quali conseguenze positive ha il comportamento atteso
  • Durante il rimprovero è importante controllare la propria aggressività, cercando di essere neutri, per evitare di attaccare la persona
  •  Il richiamo deve essere immediato, per legarsi strettamente all’azione ritenuta inadeguata

PUNIZIONI:

  • Lo scopo di una punizione non deve mai essere che il bambino o il ragazzo venga castigato o soffra. Anzi deve permettere di trovare nuovi modi di agire, più accettabili rafforzando così un comportamento positivo: la punizione è sempre un mezzo, mai un fine.
  • La punizione deve essere proporzionale alla gravità dell’azione compiuta dal bambino e non al grado di fastidio procurato da essa all’adulto.
  • Deve essere unita a informazioni chiare circa il comportamento scorretto:  rendere consapevole il bambino che il verificarsi della punizione dipende proprio da un suo comportamento deliberato
  • Deve essere accompagnata da indicazioni specifiche riguardanti il comportamento desiderato: non trasmettendo alcuna informazione su quale potrebbe essere un comportamento alternativo più appropriato, la punizione perde di efficacia perché il bambino non è in grado di capire cosa e dove sta sbagliando.
  • La punizione deve essere controllabile dal genitore nella sua applicazione, inevitabile e non flessibile: non si contratta, scegliere piuttosto punizioni meno severe.
  • Ogni punizione deve essere controbilanciata dalla possibilità di “recupero” ossia il bambino deve sapere che mettendo in atto certe azioni o comportamenti potrà ottenere altri “benefici” ovviamente diversi da quelli che ha “perso”

Certo non è facile applicare una punizione e ci sono delle variabili che riguardano il genitore che vanno monitorate, vediamo quali sono:

  • A volte capita di non controllare la rabbia: se lo stato emotivo del genitore è troppo intenso non sarà in grado di riflettere e controllare il grado di punizione, finendo per incutere paura nel bambino e minare la sua autostima. In questi casi meglio aspettare di tornare in equilibrio prima di adottare la punizione
  • Attenzione al tipo di punizione che si dà: deve essere sempre ben ponderata rispetto alla gravità del comportamento e deve essere personalizzata sul bambino
  • Attenzione a non punire troppo: il rischio è che il bambino diventi ansioso o si disorienti non capendo più cosa fare. Troppe punizioni inoltre svalutano l’autorità genitoriale sortendo l’effetto opposto.
  • La punizione deve essere specifica e senza conseguenze per l’intera famiglia: es. “non andiamo più al parco”, “stasera la televisione resta spenta”  è una punizione estesa a tutti!
  • Evitare sempre che la punizione contribuisca a mantenere l’immagine negativa del bambino o del ragazzo: evitare frasi tipo: “sei sempre il solito”, “fai sempre così”, “non mi fido di te”

E’ bene ricordare infine che usare incentivi, alzare la motivazione e premiare i comportamenti corretti sono certamente le strategie più efficaci per modificare comportamenti e dinamiche disfunzionali.

Giochi per affrontare le paure e l’ansia

Di fronte al pericolo tre sono le reazioni principali che possiamo mettere in atto: ATTACCO – FUGA – CONGELAMENTO. Per avere un’dea di come funzionino possiamo osservare cosa fanno gli animali di fronte ad un pericolo. Una gazzella nella savana quando incontra un leone può attaccare il nemico o scappare oppure rimanere immobile fino a fingere la morte per non essere vista ed attaccata. Attacco e fuga sono risposte di movimento, il rimanere immobile è invece una risposta di freezing.

Queste tre reazioni fanno parte anche del nostro repertorio di comportamento e di quello dei nostri bambini. Risposte di attacco sono ad esempio l’iperattivazione, l’irritabilità fino ad arrivare alla rabbia eccessiva mentre risposte di congelamento o di fuga possono essere un’eccessiva stanchezza, lentezza o ipotonia (vedere il bambino un po’ afflosciato).

In tutti questi casi esistono dei semplicissimi giochi con cui poter coinvolgere i nostri bambini ed aiutarli a reagire a un pericolo percepito.

Vediamo quali sono:

  • CACCIA ALL’OGGETTO: Quando il bambino sembra molto disorientato, agitato o impaurito questo semplice gioco permette di riportare il bambino lì con voi, in questo momento preciso, al presente, in un luogo sicuro, la vostra casa con la vostra compagnia. Il gioco consiste nell’andare a caccia in casa di oggetti che stimolano i 5 sensi.
    • Vista: trovare tre cose rosse, blu, gialle, grandi piccole
    • Tatto: trovare 3 cose morbide, leggere, pesanti
    • Olfatto:  trovare tre cose puzzolenti, tre cose profumate
    • Udito: trovare tre cose che suonano, tre cose che fanno rumori forti, tre cose che fanno rumori deboli
    • Gusto: tre cose dolci, salate, amare ecc.
    • Per i bambini più grandi si può adattare il gioco ad esempio chiedendo di trovare tre cose che iniziano con la lettera A, cercare dei numeri ecc-
  • FACCIAMO L’ALBERO Questo gioco permette il radicamento ossia di tornare al momento presente, con “i piedi per terra” e favorisce una maggior presenza e calma. Adottatelo quando vedete i vostri bambini impauriti, disorientati, persi nel vuoto. Per farlo usate queste istruzioni e mostrate ai vostri bambini come fare mentre li guidate a voce: “Appoggiamo bene i piedi per terra, sentiamo che tutto il nostro piede appoggia al pavimento, il tallone, la pianta e tutte le ditina dei piedi. Ora immaginiamo che al posto del pavimento ci sia della terra e che tu sei un grande albero. Dai tuoi piedi escono le radici. Le tue radici sono forti, entrano dentro la terra, sempre più in profondità e ti mantengono dritto dritto e in equilibrio. Senti bene come i tuoi piedi si connettono alla terra proprio come fanno gli alberi e ti mantengono forte, saldo e al sicuro. Come ti senti adesso?”.
  • GIOCHI PER RIDURRE L’ATTIVAZIONE Possono essere proposti quando vedete i vostri bambini troppo agitati, “motorizzati”, caotici.
    • UNO DUE TRE STELLA: permette di muoversi e scaricare tensione ma insegna anche a fermarsi
    • SACCO PIENO/SACCO VUOTO: insegnate come si “gonfia il sacco” inspirando l’aria e trattenendola nel torace o nella pancia e come “si svuota il sacco” espirando l’aria e accompagnate, questi movimenti con qualche espressione buffa. Potete giocare divertendovi con delle sequenza di comandi vocali “sacco pieno/sacco vuoto” voce a cui bisogna rispondere con la mimica e la respirazione.
  • GIOCHIAMO CON LA RESPIRAZIONE Quando il bambino appare molto molto agitato come se avesse tante formichine nei vestiti potete proporre questo esercizio per farlo tornare calmo e tranquillo.
    • “Metti la tua manina davanti al mento e solleva il dito indice.
    • Facciamo finta che il tuo dito indice sia una candelina accesa.
    • Adesso fai un bel respiro profondo e ora soffia piano piano sulla fiamma, lo devi fare piano perché non vogliamo spegnere la candelina ma far tremolare la fiamma.
    • Fai un bel respiro e soffia piano piano
    • Ancora, fai un bel respiro e soffia piaaaaaaaano piaaaaaaaaaaaaaano
    • Facciamolo un’altra volta, fai un bel respiro e soffia piaaaano piaaano
    • e adesso un bel respiro e spegni la candelina!”
  • GIOCHI PER AUMENTARE L’ATTIVAZIONE: di fronte a situazioni stressati l’aumento dell’agitazione motoria non è l’unica reazione possibile, talvolta la reazione è quella dell’immobilità o della noia e passività che come abbiamo visto spesso sono risposte di fuga o congelamento. Questi esercizi servono ad aumentare il tono muscolare e passare dall’ipoattivazione all’attivazione sana:
    • GIOCO DELLO SPINGERE: mani contro mani all’adulto o piedi contro piedi spingere contando fino a 5 inspirando e poi rallentare espirando velocemente fino a 3 e poi di nuovo
    • MILLE SMORFIE: “Spalanca gli occhi e batti le palpebre per tre volte. Ora muovi le sopracciglia su e giù. Muovi il naso come un coniglietto. Apri la bocca grande grande  e chiudila per tre volte. Tira fuori la lingua, tutta quanta, ancora di più. Sai fare la faccia da pesce? vediamo, gonfia di più le guanciotte. Ora scuoti la testa come un matto. E ora…fermo, fermissimo. Fai un bel respiro e manda fuori tutta l’aria!”
  • ESERCIZI PER TROVARE UN CONFINE Quando gli spazi di casa sono piccoli e i giorni da passare in casa aumentano, si può sentire sempre di più la necessità di un proprio spazio. Questo vale per gli adulti come per i ragazzi e i bambini. Certo possiamo andare in camera, in bagno, in cucina ma può essere utile trovare uno spazio all’interno dello stesso ambiente e autorizzarsi a dire “in questo momento ho bisogno del mio spazio“. Se come adulti lo mostrate e lo dichiarate ai bambini, insegnate a loro a riconoscere e legittimerete questa necessità. Inoltre sarà più facile che rispettino il “vostro spazio” e ve lo concedano davvero quando sarete voi ad averne bisogno. Questo è un modo per creare confini, delimitare il proprio spazio e dichiararne la necessità: “Facciamo un gioco per quando anche se siamo insieme ci sembra di essere troppo vicini e abbiamo bisogno di uno spazio tutto nostro”. Prendete una corda o degli oggetti e create attorno a voi un cerchio che delimiti il vostro spazio, muovetevi all’interno di questo spazio allargandolo o stringendolo fino a che vi sembra vada bene. Spiegate che quello è lo spazio che avete trovato per voi e che lo userete quando ne avrete bisogno. Poi fate fare lo stesso al bambino e ditegli che anche lui può usarlo e che tutti lo rispetteranno. “Possiamo essere vicini ma ognuno nel proprio spazio che è ben definito da questo confine”.

Consigli per gestire le emozioni dei bambini

La situazione emergenziale e d’isolamento sociale che tutti stiamo vivendo ha ovviamente impatto anche sui nostri bambini. Come possiamo aiutarli a vivere bene questo periodo?

Ecco alcuni semplici consigli per aiutare voi genitori a gestire le emozioni e i comportamenti dei vostri figli.

La prima cosa da considerare è che è inutile cercare di nascondere loro le nostre preoccupazioni, sono molto recettivi soprattutto rispetto ai messaggi non verbali, per tanto, per quanto possiamo impegnarci a nasconderli, sentiranno l’ansia, i timori, i dubbi e l’incertezza dei genitori. Meglio allora parlare con loro in modo aperto e sincero, senza spaventarli ma condividendo con loro l’incertezza e la paura di questo “nemico invisibile” che sta fermando le nostre abitudini. 

E’ importante spiegare ai bambini che medici, ricercatori e scienziati stanno cercando di trovare una soluzione che sconfigga per sempre questo virus sconosciuto venuto da lontano ma che per trovare la giusta medicina occorre tempo. Nel frattempo ci chiedono di impegnarci tutti a fare in modo che il nostro “nemico invisibile” non vada troppo in giro e per farlo l’unico modo attualmente è quello di stare a casa e non incontrare altre persone dal vivo. Possiamo chiamare e parlare con partenti e amici al telefono o vederci dagli schermi di cellulari, Tablet e computer, giocare e scherzare a distanza ma ancora non di persona. Garantire questi incontri on line è fondamentale perché mantenere un contatto sociale soprattutto visivo diminuisce il senso di isolamento.

Ricordiamoci di far loro i complimenti per l’impegno e la pazienza che stanno dimostrando nel dare il loro contributo in questa battaglia.

Spiegare però a volte non basta e osservando i nostri bambini possiamo notare qualche segnale di disagio. Vediamo i più comuni e cerchiamo di comprenderne il significato:

  • Aumento dei capricci:
    • spesso nascondono una richiesta da parte del bambino di essere visto e rassicurato
  • Aumento di iperattività prima di andare a letto o difficoltà di addormentamento
    • quando sono in ansia i bambini vogliono stare con i genitori e non vogliono separarsi
  • Passare da un’attività ad un’altra, lasciare giochi a metà e iniziarne di nuovi, essere più frenetici
    • l’attivazione interna aumenta il bisogno di movimento per gestire l’ansia
  • Aumento di atteggiamenti rumorosi:
    • anche questo indica bisogno di essere visti
  • Disordine, pasticci, piccoli dispetti
    • spesso quando i bambini percepiscono i genitori un po’ giù di tono o preoccupati fare molto rumore o disordine ha proprio la funzione di riattivare mamma e papà. Piuttosto che tristi i bambini preferiscono vedere genitori arrabbiati!
  • Possono anche manifestarsi comportamenti regressivi quali ad esempio richieste di essere aiutati in cose che prima facevano da soli come mangiare, vestirsi o fanno versi, come bimbi più piccoli
    • è un modo per chiedere conforto rispetto alle difficoltà che provano.

COSA FARE ALLORA:

ACCOGLIERE E LEGITTIMARE: avere un atteggiamento accogliente e far diventare le difficoltà implicite esplicite: “che cosa sta succedendo?” – “Mi sembra tu sia arrabbiato, triste” . “come ti senti?” – “La mamma/il papà lo sanno che è un periodo faticoso”.

ACCETTARE E ACCOGLIERE LA VULNERABILITA’: se lagnosi o piagnucoloni non rimproverarli, non invitarli a non piangere perché ormai sono grandi. Anche noi adulti molte volte abbiamo bisogno di piangere se siamo tristi stressati, angosciati e lo facciamo con qualche persona per noi affettiva e rassicurante, perché non dovrebbero farlo i bambini?

ESSERE DISPONIBILI AL DIALOGO: “Hai voglia di spiegare a mamma e papà la tua paura, tristezza, agitazione” – “Hai qualche domanda da farmi?”

VALIDARE: “Mi spiace che tu ti senta così, è proprio difficile questa situazione”

RICONOSCERE GLI ANTECEDENTI: niente succede all’improvviso, osservare vostro figlio vi permette di capire se c’è qualcosa che lo allarma: magari vi accorgerete di essere voi stessi in allarme o agitati, o noterete che il bambino diventa più agitato nel momento in cui in sottofondo passano notizie al telegiornale sul virus o sul numero di morti, o mentre parlate al telefono di questo argomento o quando avete discusso con il vostro partner. Cercate di capire cosa ha agitato il vostro bambino e rendetelo esplicito.

L’isolamento inoltre può aver messo in difficoltà voi genitori per le molte cose da gestire, le preoccupazioni economiche sono aumentate, riuscire a trovare spazi di lavoro nel contesto domestico è difficile, le informazioni sul virus sono sempre più preoccupanti con difficoltà a prevedere quando si rientrerà alla normalità. Quando vivete molta ansia, sconforto, tensione prendetevi un piccolo spazio per trovare calma dentro o fuori di voi.

Coronavirus, come affrontarlo nella quotidianità

1. Proteggiti dalla valanga di informazioni

Certo è normale tentare di dare un senso e un significato a quanto ci sta accadendo e cercare di rendere questo evento controllabile e prevedibile, per questo si passa molto tempo a cercare informazioni. E’ importante però proteggersi dall’eccessiva esposizione che ha come effetto un aumento eccessivo dell’ansia e della paura portandoci a comportamenti di blocco totale (chiudersi in sé, passare le giornate in maniera inconcludente) o a comportamenti disorganizzati e poco funzionali (es. corsa all’accumulo di alimenti).

Limita l’utilizzo dei media a uno, due momenti durante la giornata e fallo privilegiando come fonti di informazioni i canali ufficiali del Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus) e dell’Istituto Superiore di Sanità (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus).

L’esposizione continua a informazione via web, tv, radio fa rimanere perennemente acceso il nostro sistema di allerta e paura.

2. Prendi distanza dall’evento e fai anche altro

E’ importante che il Coronavirus non sia l’unico argomento di conversazione e il centro attorno al quale organizziamo la nostra giornata. Fai attività che ti impegnano manualmente e che siano per te da sfogo: cucina, riordina, fai piccole attività di giardinaggio o manutenzione. Sfrutta questo tempo per impegnarti in un hobby che non hai mai potuto coltivare: impara a cucire, dipingi, leggi, visita un museo on line, ascolta musica, balla, fai attività fisica in casa.

Trasforma questo evento tragico in opportunità!

3. Ricrea una routine quotidiana soddisfacente

In questo momento è importante ancorarsi a ciò che è certo, noto e prevedibile!

Ricordati di dormire, mangiare e bere a sufficienza.

Vestiti la mattina e mettiti il pigiama la sera.

Crea un programma o un’agenda mentale o scritta giornaliera o settimanale in modo da aumentare un senso di padronanza del tuo tempo.

Se hai ancora la possibilità di lavorare da casa fallo in orari stabili, non eccedere.

4. Prenditi uno spazio e un tempo personale

Stabilisci almeno un momento della giornata in cui poterti prendere uno spazio fisico o mentale personale e mantienilo stabile giorno dopo giorno. Può essere una stanza o un luogo in casa in cui tu possa fare qualcosa di piacevole per te e solo per te: leggere, meditare, scrivere, fare attività fisica, ascoltare musica ecc.

Rispetta questo spazio personale anche per chi vive con te.

Non per tutti infatti la restrizione delle uscite e dell’attività lavorativa significa avere più tempo libero. Pensiamo a genitori che devono gestire figli, organizzazione della casa, fare la spesa per i propri genitori anziani oltre spesso a lavorare da casa. E’ importante in questi casi fare in modo che ogni membro della coppia abbia l’opportunità di ritagliarsi un momento per sé mentre l’altro si occupa di figli e casa.

5. Accetta i tuoi sentimenti e le difficoltà che provi

Ricordati che è normale avere paura, essere arrabbiati, sentirsi soli, sentirsi in pericolo, essere angosciati per il futuro di fronte ad un evento così inaspettato e tragico, quindi non giudicarti e non cercare di negare quello che senti. Riconoscere i propri sentimenti e condividerli con qualcuno di cui ci si fida è il primo passo per cercare di governarli. Inoltre parlare degli eventi critici aiuta a scaricare la tensione emotiva. Non trattenere, puoi piangere se ne hai bisogno.

6. Mantieni i contatti sociali virtualmente

E’ fondamentale non isolarsi ma rimanere in contatto con le persone a cui vuoi bene con le modalità che meglio si adattano a te. Datevi degli appuntamenti per telefonarvi, fare videochiamate, usate piattaforme per comunicare in gruppo (Zoom, Skype), scrivi delle mail o perché no anche delle lettere a mano. Organizza dei momenti di ritrovo virtuali: bere il caffè o cenare insieme videochiamandosi, darsi la buonanotte e il buongiorno. 

7. Chiedi aiuto, non vergognarti

Se ti senti solo, impaurito, angosciato chiama qualcuno di cui ti fidi scegliendo tra le tue amicizie o i tuoi famigliari chi ti dà un maggior senso di sicurezza e parla con lui.

Ci sono inoltre molti sistemi professionali di supporto anche nella tua zona che si sono resi attivi in questo periodo. Te ne cito due:

  • Puoi rivolgerti ad uno psicoterapeuta che conosci o consulta all’interno dell’elenco dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia gli Psicologi della tua zona che hanno dato la loro disponibilità a ricevere on-line o telefonicamente all’indirizzo #psicologicontrolapaura.
  • E’ stato attivato uno sportello d’ascolto gratuito ad opera di ASCI (Azienda Sociale Comuni Insieme del distretto di Fino-Lomazzo) a cui puoi rivolgerti contattando il Servizio Sociale del tuo Comune.

Ricordati che non sei solo ma inserito in un sistema che può sostenere emotivamente e psicologicamente e parlare di eventi critici aiuta a scaricare la tensione emotiva.

8. Esci dall’impotenza

Fare qualcosa per gli altri significa in questo momento sentirsi utili attivi e proattivi e restituisce un senso di padronanza.

Chiedere a un vicino se ha bisogno di qualche genere alimentare prima di recarti a fare la spesa settimanale, telefonare ad un famigliare, amico, vicino di casa anziano e solo per sapere come sta, condividere con i tuoi conoscenti idee di attività da svolgere per passare la giornata, condividere con altri genitori attività utili e divertenti da svolgere con i propri figli, condividere la lista degli esercizi commerciali o delle attività che effettuano servizio a domicilio sono solo alcuni esempi.

9. Gestisci l’ansia e le preoccupazioni

Avere paura è normale in questo periodo. Anzi la paura diventa anche un alleato per proteggerci e farci adottare comportamenti prudenti non mettendoci a rischio. Se senti però che l’ansia e la paura in alcuni momenti ti stanno sovrastando prova in questo modo:

  • Portati in uno spazio della casa o del tuo giardino tranquillo, siediti oppure cammina concentrandoti sul movimento.
  • Cerca di rallentare il respiro e respira con la parte bassa del diaframma. Metti una mano sulla pancia, devi sentirla alzare e abbassare, invece che respirare con la parte alta dei polmoni come fai di solito.
  • Mentre respiri in questo modo portati con la mente in un luogo per te sicuro e sereno e stai lì per qualche minuto. Se ti distrai è normale ma appena te ne accorgi cerca di riportarti lì.
  • Cerca di rallentare i pensieri concentrandoti sulla respirazione o contando: inspira l’aria facendo gonfiare la pancia contando lentamente fino a tre ed espira contando all’indietro da tre a uno. Ripeti l’esercizio per 5 volte. Poi fai lo stesso inspirando l’aria sempre facendo gonfiare la pancia, blocca il respiro per tre secondi e butta fuori l’aria. Ripeti questo esercizio per altre 5 volte.

10. Segui i consigli sulle norme igieniche indicate dal Ministero della Salute

Farlo significa dare il nostro contributo attivamente per contrastare il virus e uscire dall’impotenza. Ci stiamo proteggendo e stiamo proteggendo gli altri. Insieme possiamo vincere!